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Paragrafo 6 . Concentrazione e protezionismo.

     
Altro   importante   mutamento  strutturale  portato   dalla   seconda
rivoluzione industriale fu la concentrazione dell'attivit  produttiva
di  interi  settori nelle mani di poche grandi aziende o di gruppi  di
imprese variamente collegate.
     I  principali fattori che determinarono tale fenomeno furono:  la
necessit  di  elevati  investimenti, specialmente  per  le  industrie
siderurgiche,  minerarie, elettromeccaniche e chimiche; l'esigenza  di
difendersi dalla concorrenza; il fallimento delle imprese pi deboli e
il   loro   assorbimento  in  aziende  finanziariamente  pi   solide;
l'aspirazione  al controllo del mercato da parte dei gruppi  economici
pi potenti.
     La   concentrazione  assunse  forme  diverse.   Una   delle   pi
ricorrenti  fu  il  trust, cio la fusione di imprese  operanti  nello
stesso settore (trust orizzontale) o nelle diverse fasi di un medesimo
processo  produttivo  (trust verticale). In altri  casi,  accordi  tra
aziende dello stesso ramo per limitare la concorrenza, dettero vita ai
cosiddetti  "cartelli".  Un tipo pi complesso  di  concentrazione  fu
quello  realizzato  attraverso la costituzione  di  holding,  cio  di
societ  finanziarie, spesso assai articolate, in grado di  esercitare
un  controllo a catena su numerose imprese, attraverso il possesso  di
quote azionarie delle medesime.
     Il  fenomeno  interess in varia misura i paesi industrializzati:
in  Europa,  alla  vigilia della guerra mondiale, esso  caratterizzava
interi settori produttivi, tra cui quello del carbone, dell'acciaio  e
della  chimica di base; negli Stati Uniti, nel 1913, gli  imprenditori
John  Pierpont  Morgan  e  John  Davison  Rockefeller,  detentori  del
monopolio  nei  settori  rispettivamente  della  metallurgia   e   del
petrolio,  controllavano 341 grandi aziende  con  un  capitale  di  22
miliardi  di dollari, corrispondente al 20% del patrimonio industriale
di tutto il paese.
     La  concentrazione  fu  accompagnata dalla  nascita  delle  prime
imprese  multinazionali, come la Lever, la Nobel Dynamite, la Siemens,
la  Solvay,  la  Nestl,  la  Gillette, la Westinghouse  Electric,  la
Western Electric.
     Altro  importante  mutamento originato dalla seconda  rivoluzione
industriale fu l'abbandono del liberismo e l'adozione di una  politica
doganale  protezionistica. I primi ad operare in tal  senso  furono  i
paesi    europei   di   pi   recente,   e   quindi   ancora   debole,
industrializzazione,  in  seguito alla  richiesta  degli  imprenditori
industriali  prima,  ed  agrari  poi, di  misure  che  tutelassero  la
produzione  nazionale dalla concorrenza straniera. Il loro esempio  fu
seguito  da  quasi  tutti  gli  stati, ad eccezione  dell'Inghilterra,
avvantaggiata dalla estensione mondiale dei suoi traffici commerciali.
     Lo  sviluppo industriale in questi decenni si verific con  ritmi
diversi  nei  vari  paesi: rallentato rispetto a  quello  del  periodo
precedente  in  Inghilterra, Francia e Belgio;  accelerato  nei  paesi
scandinavi; rapido in stati in cui ebbe il primo concreto avvio,  come
l'Italia, la Russia e il Giappone; particolarmente intenso in Germania
e negli Stati Uniti.
     
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     Tali   differenze   causarono  significativi  cambiamenti   nella
gerarchia    tra    paesi   industrializzati.   L'Inghilterra    perse
progressivamente la supremazia; tra la fine dell'Ottocento e gli inizi
del  Novecento, infatti, la sua produzione industriale venne  superata
da  quella degli Stati Uniti e raggiunta da quella tedesca. Nel  1913,
la  quota  di  produzione mondiale assicurata dall'Europa occidentale,
che  nel 1870 era del 62%, cal al 44%, mentre quella statunitense  si
avvicin al 40%.
